Come si vota
Che cosa serve per votare, com’è fatta la scheda, e come i voti diventano seggi. In breve, e con i riferimenti di legge.
Le regole descritte qui sono quelle in vigore oggi, fissate dalla legge 165/2017 (il cosiddetto “Rosatellum”). Una riforma della legge elettorale è discussa da anni: se verrà approvata prima del voto, questa pagina sarà aggiornata e la modifica sarà indicata.
Che cosa serve per votare?
Servono un documento d’identità valido e la tessera elettorale.
La tessera elettorale si ritira gratuitamente all’ufficio elettorale del proprio Comune. Se l’hai smarrita o se gli spazi per i timbri sono esauriti, il Comune ne rilascia un duplicato, anche il giorno stesso del voto: gli uffici restano aperti durante tutte le ore di votazione.
Fonte: d.P.R. 361/1957
Quando si vota e a che ora?
Si vota di domenica, dalle 7 alle 23.
Lo spoglio delle schede della Camera comincia subito dopo la chiusura dei seggi; quello del Senato segue. La data delle elezioni del 2027 non è ancora stata fissata: per legge dovrà cadere di domenica, entro settanta giorni dalla fine della legislatura.
Fonte: Art. 1, d.P.R. 361/1957
Chi può votare?
Possono votare tutti i cittadini italiani maggiorenni, per entrambe le camere.
Fino al 2021 per il Senato serviva aver compiuto 25 anni: la legge costituzionale 1/2021 ha abbassato il limite a 18 anni, quindi dal 2022 chiunque abbia 18 anni vota per Camera e Senato.
Fonte: Legge costituzionale 1/2021
Com’è fatta la scheda elettorale?
Si ricevono due schede: una per la Camera e una per il Senato. Su ciascuna, il nome del candidato del collegio uninominale è stampato sopra i simboli delle liste che lo sostengono.
Accanto a ogni simbolo compare la lista dei candidati del collegio plurinominale, in ordine fisso e non modificabile: non si possono esprimere preferenze.
Fonte: Legge 165/2017
Come si esprime il voto?
Basta una croce sul simbolo della lista che si preferisce: quel segno vale sia per la lista sia per il candidato uninominale che essa sostiene.
In alternativa si può tracciare il segno solo sul nome del candidato uninominale: in quel caso il voto vale per il candidato e viene ripartito fra le liste che lo sostengono, in proporzione ai voti che ciascuna ha ottenuto.
Fonte: Legge 165/2017
Si può fare il voto disgiunto?
No. Il voto disgiunto non è ammesso.
Se si traccia un segno su un candidato uninominale e su una lista che non lo sostiene, la scheda è nulla. È l’errore più comune, perché alle elezioni regionali di molte regioni il voto disgiunto è invece permesso.
Fonte: Legge 165/2017
Come si vota dall’estero?
Gli italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE votano per corrispondenza, senza tornare in Italia.
Il consolato invia a casa il plico con le schede, che va rispedito entro il termine indicato. Gli elettori della circoscrizione Estero eleggono i propri rappresentanti: 8 deputati e 4 senatori. Chi preferisce votare in Italia deve comunicarlo al consolato entro i termini fissati.
Fonte: Ministero dell’Interno — voto degli italiani all’estero
Come si vota se si è fuori sede?
In generale bisogna tornare a votare nel proprio Comune di residenza: non esiste un voto fuori sede generalizzato.
Per le politiche non è previsto il voto per corrispondenza per chi si trova temporaneamente in un’altra città in Italia. Alcune categorie — militari, personale di seggio, degenti in ospedale, detenuti — hanno modalità specifiche. Le agevolazioni tariffarie sui trasporti per chi rientra a votare vengono annunciate di volta in volta.
Quanti seggi ci sono e come vengono assegnati?
La Camera elegge 400 deputati e il Senato 200 senatori, con un sistema misto: circa un terzo dei seggi va ai collegi uninominali e circa due terzi ai collegi plurinominali.
Alla Camera 147 seggi sono uninominali, 245 plurinominali e 8 della circoscrizione Estero. Al Senato sono 74 uninominali, 122 plurinominali e 4 dell’Estero. Nei collegi uninominali vince chi prende un voto in più degli altri; i seggi plurinominali sono ripartiti fra le liste in proporzione ai voti.
Fonte: Legge 165/2017
Che cos’è la soglia di sbarramento?
Una lista deve ottenere almeno il 3% dei voti validi su base nazionale per partecipare alla ripartizione dei seggi proporzionali.
Una coalizione deve raggiungere il 10%. Le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute entrano comunque se ottengono almeno il 20% nella loro regione o vincono due collegi uninominali.
Fonte: Legge 165/2017
Che cosa succede dopo il voto?
Le nuove camere si riuniscono per la prima volta entro venti giorni dalle elezioni; solo dopo comincia la formazione del governo.
Il Presidente della Repubblica avvia le consultazioni con i gruppi parlamentari e conferisce l’incarico di formare il governo. Il governo entra in carica dopo il giuramento e deve poi ottenere la fiducia di entrambe le camere. Non esiste un termine fisso: il vincitore delle elezioni non diventa automaticamente Presidente del Consiglio.
Fonte: Art. 61 e 92-94 Cost.