Come si vota
Che cosa serve per votare, com’è fatta la scheda, come si segna e che cosa fare se al seggio non riesci ad arrivare. Solo quello che riguarda te il giorno del voto.
Che cosa serve per votare?
Servono un documento d’identità valido e la tessera elettorale.
La tessera elettorale si ritira gratuitamente all’ufficio elettorale del proprio Comune. Se l’hai smarrita o se gli spazi per i timbri sono esauriti, il Comune ne rilascia un duplicato, anche il giorno stesso del voto: gli uffici restano aperti durante tutte le ore di votazione.
Dove si vota, comune per comune →
Fonte: d.P.R. 361/1957
Quando si vota e a che ora?
Si vota di domenica, dalle 7 alle 23.
Nel 2027 si voterà al più tardi domenica 19 dicembre 2027: l’art. 61 della Costituzione impone il voto entro settanta giorni dalla fine della legislatura, e la legislatura scade il 13 ottobre 2027. La data esatta la fissa il decreto di convocazione dei comizi, che deve precedere il voto di almeno quarantacinque giorni.
Lo spoglio delle schede della Camera comincia subito dopo la chiusura dei seggi; quello del Senato segue.
Fonte: Art. 1, d.P.R. 361/1957
Chi può votare?
Possono votare tutti i cittadini italiani maggiorenni, per entrambe le camere.
Fino al 2021 per il Senato serviva aver compiuto 25 anni: la legge costituzionale 1/2021 ha abbassato il limite a 18 anni, quindi dal 2022 chiunque abbia 18 anni vota per Camera e Senato.
Fonte: Legge costituzionale 1/2021
Com’è fatta la scheda elettorale?
Si ricevono due schede: una per la Camera e una per il Senato. Su ciascuna, il nome del candidato del collegio uninominale è stampato sopra i simboli delle liste che lo sostengono.
Accanto a ogni simbolo compare la lista dei candidati del collegio plurinominale, in ordine fisso e non modificabile: non si possono esprimere preferenze.
Come sono disegnati i collegi, e in quale voti →
Fonte: Legge 165/2017
Che cosa c’è sulla scheda, e che cosa fa il segno
Il nome e il cognome del candidato del collegio uninominale sono stampati dentro un rettangolo. È l’unica persona che si vota per nome.
Fonte: Art. 31, d.P.R. 361/1957
Sotto quel rettangolo, in altri rettangoli, ci sono i simboli delle liste collegate al candidato. Se le liste sono in coalizione, i loro rettangoli e quello del candidato stanno dentro un rettangolo più ampio: è il blocco. I simboli sono riprodotti con un diametro di tre centimetri.
A fianco di ogni simbolo, nello stesso rettangolo, sono elencati i candidati di quella lista nel collegio plurinominale, nell’ordine in cui la lista li ha presentati. Quell’ordine non si può cambiare: non esiste il voto di preferenza.
Un segno sul rettangolo che contiene il simbolo vale per quella lista e, insieme, per il candidato del collegio uninominale a cui è collegata. È il modo normale di votare, ed è un segno solo.
Fonte: Art. 58, d.P.R. 361/1957
Un segno tracciato solo sul rettangolo con il nome del candidato vale per il candidato, e viene ripartito fra le liste che lo sostengono in proporzione ai voti che ciascuna ha ottenuto nel collegio.
Segnare il nome del candidato e anche il simbolo di una lista che lo sostiene è valido, e conta un voto solo: non serve, ma non annulla la scheda. Quello che la annulla non è il secondo segno — è dove viene messo.
Un segno sul nome di un candidato e un altro segno sul simbolo di una lista che non lo sostiene rendono la scheda nulla. È il voto disgiunto, ammesso in molte elezioni regionali e vietato alle politiche: è l’errore più comune.
Fonte — tutte le fonti del sito: Ministero dell’Interno — DAIT, Pubblicazione n. 3, Elezioni politiche ed. 2022, tavole alle pp. 161-162 (dait.interno.gov.it) — si apre in una nuova scheda
Come è fatto il foglio, e chi lo stabilisce
La scheda è divisa in due colonne verticali. Su ogni colonna le righe orizzontali di contrassegni sono 5 se le liste non sono più di 15, 6 se sono da 16 a 20, 7 se sono più di 20 — e se non bastano, la scheda si allarga con altre colonne verticali. È l’unica parte del modello che è testo, e l’unica che sia una regola invece di un esempio: questo disegno la applica, non ricalca il facsimile.
Ogni blocco porta in testa la striscia con il nome del candidato del collegio uninominale e, sotto, i contrassegni delle liste collegate a lui, ciascuno con accanto i candidati di quella lista nel collegio plurinominale. I contrassegni collegati a uno stesso candidato devono stare in rettangoli contigui: è per questo che un blocco non può essere spezzato fra due colonne.
Da qui le altezze diverse. Un candidato sostenuto da una sola lista occupa una riga, uno sostenuto da tre ne occupa due, uno sostenuto da sei ne occupa tre: i contrassegni vanno a due per riga e un rettangolo non si divide a metà. L’ordine in cui i blocchi compaiono sul foglio non è nel modello — è deciso per sorteggio.
Fonte: Art. 24, d.P.R. 361/1957
Come si esprime il voto?
Basta una croce sul simbolo della lista che si preferisce: quel segno vale sia per la lista sia per il candidato uninominale che essa sostiene.
In alternativa si può tracciare il segno solo sul nome del candidato uninominale: in quel caso il voto vale per il candidato e viene ripartito fra le liste che lo sostengono, in proporzione ai voti che ciascuna ha ottenuto.
Fonte: Legge 165/2017
Si può fare il voto disgiunto?
No. Il voto disgiunto non è ammesso.
Se si traccia un segno su un candidato uninominale e su una lista che non lo sostiene, la scheda è nulla. È l’errore più comune, perché alle elezioni regionali di molte regioni il voto disgiunto è invece permesso.
Fonte: Legge 165/2017
Come si vota dall’estero?
Gli italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE votano per corrispondenza, senza tornare in Italia: il consolato spedisce il plico con le schede all’indirizzo registrato entro il diciottesimo giorno prima del voto.
Chi invece vuole votare in Italia deve dirlo per iscritto al consolato entro il 31 dicembre 2026. È la sola scadenza del calendario elettorale già fissata oggi, e passata quella il plico parte comunque: si vota per posta, sulle schede della circoscrizione Estero. Se le camere sono sciolte in anticipo il termine è invece il decimo giorno dopo l’indizione delle votazioni.
La circoscrizione Estero elegge i propri rappresentanti — 8 deputati e 4 senatori — e l’opzione vale per una sola consultazione: va rifatta ogni volta.
Come si vota se si è fuori sede?
Bisogna tornare a votare nel proprio Comune di residenza: non esiste un voto fuori sede generalizzato.
Per le politiche non è previsto il voto per corrispondenza per chi si trova temporaneamente in un’altra città in Italia. Le agevolazioni tariffarie sui trasporti per chi rientra a votare vengono annunciate di volta in volta.
Fanno eccezione militari, forze di polizia e vigili del fuoco, che votano nel Comune in cui sono in servizio, e il personale di seggio, che vota nella sezione in cui presta servizio.
Come si vota se non si riesce ad arrivare al seggio?
Si vota dove ci si trova: a casa, in ospedale o in carcere, oppure in un’altra sezione del Comune se la propria non è accessibile in sedia a ruote.
Il voto a domicilio spetta a chi non può allontanarsi dall’abitazione per infermità gravissima o per dipendenza vitale da apparecchiature elettromedicali, e va chiesto al Comune fra il quarantesimo e il ventesimo giorno prima del voto, con un certificato dell’azienda sanitaria locale non più vecchio di quarantacinque giorni. È il termine che si perde più spesso.
Chi è ricoverato o detenuto lo dichiara al proprio Comune entro il terzo giorno prima del voto. Ciechi, amputati delle mani e chi ha una paralisi o un impedimento di analoga gravità entrano in cabina con un accompagnatore di propria scelta.
Votare a domicilio, con un accompagnatore, in ospedale o in carcere →
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